Spesso durante i colloqui conoscitivi, i genitori mi chiedono che cosa faranno i loro bambini durante gli incontri di Psicomotricità Funzionale®.
La risposta è semplice, ma non banale: si GIOCA!
Provate a pensare a come gioca il vostro bambino, che tipo di esperienze fa, come si organizza…
Nel gioco il bambino ci mette tutto se stesso, il suo mondo, le sue emozioni, le strategie per affrontare le difficoltà, il suo modo di organizzare un compito. Una grande ricchezza che permette al bambino di crescere e sviluppare quelle capacità funzionali che gli serviranno per affrontare le sfide che la vita a loro imporrà.
Pensiamo allo sviluppo del bambino come ad una scala: per poter salire in cima e far emergere le competenze più alte devo poggiare sui primi gradini, basi fondamentali dello sviluppo. Potrei saltare per arrivare in alto? Sì, ma perderei delle conoscenze di me e del mondo fondamentali!
Per questo ogni esperienza per il bambino rappresenta una fonte di conoscenza ed è per questo motivo che il gioco rappresenta la via privilegiata verso la conscenza.
Cosa troviamo in un gioco di così speciale?
Innanzitutto c’è l’interesse del bambino: che sia una palla, le costruzioni, i sassolini, le macchinine partire dal suo interesse è fondamentale perchè nel gioco il bambino deve sentirsi attivo, partecipe e protagonista. Solo così potrà svilupparsi l’intenzionalità, che è una competenza importante che permette al bambino di dire “Lo faccio io! Sono capace!” aumentando la sua autostima ed il suo senso di efficacia. Pensiamo a quante volte ci capita di sostituirci a lui/lei nel gioco e nelle esperienze quotidiane: lasciamo sperimentare e provare! Il cervello, nel tentativo ed errore, si organizza!
Nel gioco poi c’è il divertimento: le neuroscienze ci dicono che dove ci sono emozioni piacevoli c’è apprendimento! Nel gioco il bambino si diverte, sperimenta la piacevolezza di una attività, percepisce benessere che influisce sul Sistema Nervoso generando dopamina e se sta bene, ha voglia di provare e riprovare, di sperimentare, di stare in relazione! Per questo partire dagli interessi del bambino è fondamentale: lì c’è tutta la sua motivazione! Proviamo a entrare nel gioco del bambino e a rendere quel gioco un momento di condivisione!
Questo è il terzo aspetto: il gioco è relazione! Un bambino impara ad organizzarsi da solo, se prima ha avuto una esperienza relazionale forte e sicura! E tale interazione ha inizi precoci, già quando il bambino è nella pancia della mamma e sente la sua voce e la mano che lo accarezza. Prosegue poi nella condivisione dello sguardo, potente comunicazione e sintonizzazione, anello di congiunzione tra me e l’altro da me, grazie al quale io, neonato, posso trovare rifugio e regolare il mio stato affettivo. La mamma, il papà, i nonni rappresentano quel nutrimento affettivo-relazionale che permette al bambino di trovare quel luogo sicuro che lo fa stare in quella relazione, desiderla, parteciparvi perchè è bello avere qualcuno di così importante accanto, senza il quale io e il mondo risultano frammentati.
Interesse e intenzionalità, motivazione, relazione sono i pioli fondamentali della scala dello sviluppo che permettono al bambino di sviluppare competenze un po’ più alte, come la capacità di gestire il proprio tono ed appoggiare un giocattolo con la giusta forza o la capacità di coordinare la mano con l’occhio per prendere la posata o la competenza grosso motoria (salti, equilibri, rotolamenti, coordinazioni) che permette di sperimentare la potenza del corpo e le caratteristiche spaziali di un ambiente o ancora le capacità fini che mi permettono di gestire le piccole cose.
A queste esperienze di aggiustamento si aggiungono via via le capacità di percezione, che mi aiutano ad orientarmi nello spazio, nel tempo e nella conoscenza sempre più precisa del mio corpo, che porterà a definire lo schema corporeo cosciente, il chi sono io!
Il gioco si struttura così sempre più complesso, divenendo creativo e flessibile, aprendosi alla vasta gamma di emozioni che attraverso il gioco trovano una modalità consona e protetta per poter essere comprese, conosciute e regolate.
Tutto questo apre le porte alle funzioni cognitive più alte, quelle esecutive: programmazione, organizzazione, controllo delle emozioni, capacità di generalizzare una competenza. Tali competenze cognitive per potersi sviluppare devono poggiare le loro radici nelle basi della scala!!
Quanta ricchezza offre il gioco e quanta possibilità di sperimentare e apprendere!
Perciò guardiamo con rispetto il gioco del bambino, vera fonte di apprendimento e conoscenza...e se giochiamo insieme il tutto si farà ancora più bello!

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